affreschi

 

ner8
Sant’Antonio e il maiale cinturino
In Valnerina non è difficile vedere un maiale dentro ad una chiesa. Niente di blasfemo, per carità. Il fatto è che il maialino è uno degli attributi che identifica Sant’Antonio abate, santo particolarmente venerato in tutto il mondo agricolo e riconosciuto come protettore degli animali.

Per questo, quasi sempre, nell’iconografia tradizionale, il santo viene rappresentato in compagnia di un maiale, anche se qualcuno ipotizza che all’origine ci fosse la volontà di mettere il demonio, ovvero le tentazioni della carne,  rappresentate appunto dal maiale, ai piedi del santo che tanto le combatté.

In ogni caso, nelle rappresentazioni pittoriche della Valnerina, a partire dal secolo XIV, spesso viene effigiato a fianco del santo un particolare maialino nero cintato, della razza denominata “cinturino” specifica dell’entroterra umbro.

A Vallo, in mezzo alla processione dei Bianchi
Una bella rappresentazione del maiale cinturino ai piedi di Sant’Antonio si può ammirare all’interno della chiesa di Santa Maria a Vallo di Nera, un edificio originario del XIII secolo, con le pareti interne quasi interamente affrescate.

Oltre alle rappresentazioni di diversi santi, c’è quella, più famosa, della Processione dei Bianchi, un episodio realmente accaduto alla fine del secolo XIV, che impressionò talmente gli abitanti del posto, tanto da spingerli a chiamare, per dipingerlo, un pittore di grido come Cola di Pietro da Camerino.

L’episodio è il passaggio a Vallo di Nera della processione dei Bianchi, un movimento penitenziale sviluppatosi in preparazione del secondo anno santo della storia, con l’intento di far fermare le lotte, promuovere preghiere e penitenze e far riconciliare fazioni e nemici.

L’affresco raffigura, come in un racconto, l’arrivo dei penitenti, provenienti da un lungo percorso iniziato dal nord Italia, vestiti con saio bianco e croci rosse sulle spalle e sul cappuccio, ed accolti dai frati francescani davanti alla chiesa di santa Maria, dove erano convenuti personaggi del posto con insegne che ancora sono conservate a Vallo di Nera. In primo piano campeggia il bacio della pace scambiato tra i due capifazione.

nerino ph 14

La benedizione del maiale e il campanello
Sant’Antonio è considerato dunque il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio, tradizionalmente, la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo.

La tradizione di benedire gli animali (in particolare i maiali) non è legata direttamente a Sant’Antonio: nasce nel Medioevo in terra tedesca, quando era consuetudine che ogni villaggio allevasse un maiale, munito di un campanello per essere riconosciuto, da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio i monaci di sant’Antonio.

L’allevamento vero e proprio, tuttavia, era svolto per conto dei monaci, gratuitamente e per devozione dai contadini, i quali, ad opera compiuta, ricevevano protezione per se stessi e per i lavori da effettuare durante il ciclo annuale di produzione. Il maiale in questo modo era “sacralizzato” e perdeva la sua connotazione demoniaca, dal momento che diventava il tramite attraverso il quale i contadini potevano ottenere rassicurazioni e promesse di fecondità e fertilità.

nerino ph 15

In Valnerina, il pranzo rituale con il maiale di Sant’Antonio
Anche In diversi paesi della Valnerina un tempo c’era l’usanza di allevare un maialino detto di sant’Antonio a cui veniva posto un campanello al collo e a cui tutti davano da mangiare. Poi in occasione della festa del Santo, il 17 gennaio, il maiale veniva sacrificato e mangiato durante un pranzo rituale.